Aprire la Partita IVA nel 2026: guida pratica
Aprire la Partita IVA è il punto di partenza per chi vuole svolgere un’attività professionale in modo autonomo. Questo articolo spiega i passaggi fondamentali, i regimi fiscali disponibili e i costi da considerare nel 2026.
Cos’è la Partita IVA e quando serve
La Partita IVA è il codice che identifica chi svolge un’attività economica in modo continuativo. È necessaria per emettere fatture, lavorare come libero professionista o gestire un’impresa individuale.
Non serve per prestazioni occasionali con compenso annuo sotto i 5.000 euro — in quel caso è sufficiente una ricevuta di prestazione occasionale.
I due regimi principali
Regime Forfettario
Il regime forfettario è la scelta più comune per chi inizia:
- Limite ricavi: 85.000 euro annui
- Aliquota: 15% sul reddito imponibile (ridotta al 5% per i primi 5 anni con i requisiti previsti)
- IVA: non addebitata in fattura
- Contabilità: super semplificata, solo registro fatture emesse e/o corrispettivi
- Contributi INPS: per artigiani e commercianti su un reddito minimale di 18.808,00 euro, pari a 4.521,00 euro (artigiani) o 4.611,00 euro (commercianti); per la parte eccedente di reddito e fino a 56.224,00 euro si applica il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti; su un reddito oltre i 56.224,00 euro, si applica il 25% per gli artigiani e il 25,48% per i commercianti. Con possibilità di chiedere la riduzione del 35%. Per i professionisti pari al 26,07% (o 24% se contemporaneamente iscritti ad altre casse o dipendenti o pensionati).
- Deducibilità dei costi inerenti: ad eccezione dei contributi previdenziali non è ammessa. Forfettizzazione in base al coefficiente di redditività della tabella ministeriale legato al codice ATECO.
Ideale se stai iniziando o hai un fatturato contenuto.
Regime Ordinario
Entra in gioco quando si superano i 85.000 euro di ricavi o quando hai spese significative da dedurre:
- IRPEF progressiva: dal 23% al 43% sul reddito netto
- IVA: addebitata in fattura con liquidazioni periodiche
- Contabilità Semplificata: per le imprese e società di persone con ricavi fino a 500.000,00 euro per le prestazioni di servizi e fino a 800.000,00 euro per le altre attività (sia commercio che artigianato); Ordinaria al superamento dei predetti limiti e per tutte le società di capitali
- Deducibilità completa delle spese professionali
- Contributi INPS: per artigiani e commercianti su un reddito minimale di 18.808,00€, pari a 4.521,00 euro (artigiani) o 4.611,00 euro (commercianti); per la parte eccedente di reddito e fino a 56.224,00 euro si applica il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti; su un reddito oltre i 56.224,00 euro, si applica il 25% per gli artigiani e il 25,48% per i commercianti. Per i professionisti pari al 26,07% (o 24% se contemporaneamente iscritti ad altre casse o dipendenti o pensionati).
Come si apre: i passi essenziali
- Codice Fiscale — indispensabile per qualsiasi pratica fiscale, rilasciato gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate
- Codice ATECO — identifica la tua attività professionale e determina il coefficiente di redditività nel forfettario
- Modello AA9/12 — il modulo di apertura, presentabile di persona, online o tramite un commercialista
- Iscrizione INPS — da fare entro 30 giorni dall’apertura per la previdenza
- Iscrizione camera di commercio — esclusivamente telematica, da presentare entro 30 giorni tramite il portale camerale della Regione di appartenenza
- Suap comunale — ove previsto, da presentare contestualmente all’avvio dell’attività
Il codice ATECO: una scelta da non sottovalutare
Il codice ATECO è un codice alfanumerico che classifica l’attività economica svolta. Non si tratta di un dettaglio burocratico secondario: nel regime forfettario il codice ATECO determina direttamente il coefficiente di redditività applicato ai ricavi per calcolare il reddito imponibile. Questo coefficiente varia dal 40% all’86% a seconda dell’attività: scegliere il codice sbagliato significa pagare più o meno imposte rispetto al dovuto, con il rischio di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Per trovare il codice corretto si può consultare la tabella ATECO pubblicata dall’ISTAT e dall’Agenzia delle Entrate, oppure affidarsi a un professionista che conosce i casi borderline — situazioni in cui la stessa attività potrebbe ricadere sotto codici diversi con implicazioni fiscali significativamente diverse. Ad esempio, un consulente informatico che sviluppa software su commessa e uno che fornisce assistenza tecnica ai privati possono avere codici ATECO differenti, con coefficienti di redditività e conseguenze INPS distinte.
Una scelta errata, se non corretta tempestivamente, può comportare la necessità di presentare una dichiarazione integrativa e, nei casi più gravi, sanzioni per infedele dichiarazione. La variazione del codice ATECO si effettua presentando un nuovo modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, ma è sempre preferibile partire con il codice giusto fin dall’inizio.
Le casse previdenziali di categoria
La previdenza obbligatoria non funziona allo stesso modo per tutti i professionisti. Chi appartiene a un ordine professionale riconosciuto per legge è tenuto a versare i contributi alla cassa previdenziale della propria categoria, anziché all’INPS. Tra le principali:
- INARCASSA — Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Ingegneri e gli Architetti Liberi Professionisti
- ENPAM — Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri
- CNPADC — Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti
- ENASARCO — per gli agenti e rappresentanti di commercio
- INPGI — per i giornalisti professionisti
Ogni cassa ha regole proprie in materia di aliquote, minimali e modalità di versamento. In linea generale le aliquote contributive delle casse di categoria si aggirano tra il 10% e il 16% del reddito professionale netto, con quote fisse annue variabili.
Per i professionisti che non hanno una cassa di categoria dedicata — come i consulenti di marketing, i grafici, i formatori o molte altre figure non ordinistiche — l’iscrizione obbligatoria avviene alla Gestione Separata INPS, con un’aliquota del 26,07% sul reddito netto (ridotta al 24% per chi è già iscritto ad altra gestione previdenziale, è pensionato o è lavoratore dipendente contemporaneamente). Verificare a quale ente previdenziale si è tenuti a iscriversi è uno dei primi accertamenti da compiere prima di aprire la Partita IVA.
La fatturazione elettronica: un obbligo da conoscere
Dal 1° gennaio 2024, la fatturazione elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate è obbligatoria per tutte le Partite IVA, compresi i soggetti in regime forfettario che in precedenza ne erano esclusi. Ogni fattura deve essere emessa nel formato XML strutturato, trasmessa al SDI e recapitata al destinatario tramite il suo codice destinatario o la PEC.
In pratica questo significa che non è più possibile emettere semplici fatture in PDF o su carta nei confronti di altri titolari di Partita IVA o di soggetti giuridici. Sono disponibili vari software e portali per la fatturazione elettronica, tra cui il servizio gratuito messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate stessa. Tuttavia molti professionisti preferiscono utilizzare piattaforme di gestione integrata, che combinano la fatturazione elettronica con la prima nota, la scadenzario clienti e l’archiviazione documentale.
È importante sapere che le fatture elettroniche verso privati cittadini (soggetti non titolari di Partita IVA) non transitano obbligatoriamente tramite SDI, ma è comunque possibile farlo e conservare tutto in digitale.
I costi iniziali da preventivare
Aprire una Partita IVA in Italia è teoricamente gratuito: la presentazione del modello AA9/12 non comporta imposte di bollo né diritti da versare. Tuttavia, chi decide di affidarsi a un commercialista per la procedura di apertura sostiene un costo professionale che varia in base alla complessità della situazione e alla piazza geografica.
Oltre all’apertura in senso stretto, è opportuno preventivare:
- Iscrizione alla Camera di Commercio — obbligatoria per artigiani e commercianti, comporta il pagamento di diritti di segreteria e, successivamente, il diritto annuale camerale
- Marca da bollo — alcune comunicazioni e atti richiedono l’applicazione della marca da bollo da 16 euro
- Software di fatturazione elettronica — il costo varia da zero (portale ADE) a qualche centinaio di euro annui per le soluzioni più complete
- Polizza RC professionale — non obbligatoria per tutte le categorie, ma fortemente consigliata per chi presta servizi a terzi; il premio varia in modo significativo in base al profilo di rischio
- Contributi previdenziali minimi — anche in assenza di reddito, alcune casse di categoria prevedono il pagamento di una quota fissa annua; la Gestione Separata INPS invece non prevede minimali contributivi, ma richiede i versamenti in sede di dichiarazione dei redditi
Tenere conto di questi costi già nella fase di pianificazione consente di valutare con realismo la sostenibilità economica dell’attività professionale fin dal primo anno.
Perché affidarsi a un commercialista
Scegliere il codice ATECO sbagliato, iscriversi all’INPS in ritardo o strutturare il regime in modo non ottimale può costare caro. Un commercialista gestisce tutta la procedura, sceglie il regime più adatto alla tua situazione e segue le scadenze nel tempo.
Studio CITI snc assiste professionisti e aziende a Milano dal 1984. Contattaci per una consulenza sulla tua situazione.
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